Fratelli – Ungaretti

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

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Meriggio d’Estate – Umberto Saba

Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria,o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli,poi tacciono,vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini,tanto è ora pace
e silenzio… Quand’ecco da tutti
gli alberi un suono s’accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.

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Don Camillo e Peppone sono me

Don Camillo e Peppone sono meSpettacolo di Franco Palmieri in questi giorni al Teatro Sala Fontana di Milano, fino a domani, con Stefano Braschi e Stefano Giunchi alle marionette. Tratto dai racconti di Guareschi, sarà anche non ben apprezzabile per chi – come me – non ha mai letto nulla su Don Camillo e Peppone e ne ha un ricordo vago dei personaggi dai vecchi film in bianco e nero che ancora passano in TV.
Al di là della riconoscibilità o meno dell’impronta di Guareschi però ho visto lo spettacolo un po’ confusionario e con scelte registiche che non ho apprezzato: “mettere in scena” le marionette dei personaggi don Camillo e Peppone in uno spettacolo che, in altro modo, si sarebbe detto un buon monologo (ottimo l’attore Stefano Braschi!) non la trovo un’idea così brillante.
Anche la scenografia essenziale e funzionale al tempo stesso, calata dall’alto nei momenti opportuni con l’intervento, davanti alle quinte, dell’attore Stefano Giunchi (personaggio muto in scena) lascia un po’ perplessi.
Anche i cambi scena, tutti visibili dallo spettatore con Braschi che cambia abiti durante la musica che fa da sfondo è quantomeno noioso.
Giudizio negativo.

(immagine tratta dal sito del Teatro Sala Fontana)

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Piove – Eugenio Montale

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un ciclo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare

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della Sindone

Già due settimane fa siamo stati nella Cattedrale di Torino davanti alla Sacra Sindone o, a dirla come si deve, a 3 metri dal velo. Qualunque cosa si pensi a proposito, fa sempre un certo effetto poterla ammirare, soprattutto date le sporadiche ostensioni. La visita in sè dura poco più di tre minuti (6 se si ha la fortuna di capitare con un gruppo di Polacchi che tengono molto a dire la preghiera anche nella loro lingua) ma la coda è a dir poco estenuante: 2 ore sotto il sole nonostante la prenotazione online è disarmante! A dispetto quindi di un’organizzazione non all’altezza dell’occasione (che com’è immaginabile raccoglie fedeli da ogni parte del mondo), la visita in sè è senza dubbio toccante. Non c’è ancora molto tempo per poterla ammirare (fino al 23 maggio) ma se foste nell’ottica di poter sopportare la lunga attesa, non lasciatevi scoraggiare se sul sito uficiale fosse impossibile prenotare per mancanza di posti: la prenotazione non è obbligatoria nè esiste nessun reale vantaggio nell’averla: chiunque si metta in coda e si armi di grande pazienza, potrà vedere la Sindone, senza alcun controllo di sorta…

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