Quando è nato il nuovo blog, mi sono riproposto di pubblicare una sorta di recensione per ogni film visto al cinema. Allora mi aspettavo di riuscire a scrivere un buon numero di articoli e, anche se per pigrizia tardo sempre a farlo, mi rendo conto di non essere riuscito nell’intento perché non mi capita più tanto spesso di andare al cinema.
Per fortuna in queste ultime tre settimane, forse viste le vacanze di Natale, sono riuscito a vedere ben tre film: “The Prestige”, “Giù per il tubo” e - proprio ieri - “Apocalypto”.
Sono rimasto molto colpito dal primo, davvero un film ben fatto, come non ne vedo da molto tempo: una storia complessa, coinvolgente e mai banale, racconta della sfida - sempre più accanita - che due prestigiatori della Londra del primo Novecento - Robert Angier (Hugh Jackman) e Alfred Borden (Christian Bale) - combattono per tutta la loro carriera artistica, spesso confrontandosi con giochi sempre più pericolosi e ingannandosi a vicenda. L’efficace regia di Cristopher Nolan naturalmente aiuta a godersi la trama per tutte le due ore senza mai stancarsi.
Un film, dunque, di cui consiglio fortemente la visione e che rivedrei già molto volentieri.
“Giù per il tubo” è un film che ho visto un po’ per caso: è il terzo anno consecutivo che mi capita di andare al cinema la sera del giorno di Natale e, non volendo scegliere nulla di veramente banale (ben due film-panettone quest’anno!) la scelta è ricaduta sul film di animazione della Dreamworks. Anche qui sono riuscito a divertirmi molto, grazie alla geniale demenzialità a cui la produzione ci ha ormai abituati e all’eccezionale computer grafica che - non stupisce più - cattura lo sguardo tendendolo incollato allo schermo. Forse si può far meglio sulla trama: trovo che da un paio d’anni a questa parte, la storia dei film di animazioni segua un canovaccio fin troppo noto, non rieuscendo più ad essere originale.
Sono rimasto favorevolmente colpito anche da “Apocalypto” anche se credo che Mel Gibson si sia un po’ affezionato all’idea di colpire lo spettatore con scene cruente, il film scorre molto velocemente: non danno fastidio i dialoghi completamente in lingua maya e sottotitolati, anzi, aiutano ad immergersi in un mondo molto lontano dal nostro, primitivo e feroce.
Ho taciuto di proposito de “Il labirinto del fauno” perché sono rimasto molto deluso dalla banalità della fiaba-infantile incastrata in un’interessantissima storia che si svolge sullo sfondo della Guerra Civile spagnola dell’ultimo dopoguerra. Un film che poteva essere sviluppato solo per metà.