Tempo fa, entrando nella libreria Feltrinelli di Porta Garibaldi, in attesa del treno, sono stato colpito dal titolo e dalla copertina di questo libro e - leggendone quelle poche righe che lo presentano - ho deciso che prima o poi l’avrei dovuto leggere.Quelle poche righe dicono:

Il suo nome è Icaro, ma non gli piace, preferisce Zucchina perché è così che lo chiamava la mamma mentre stava incollata alla Tv e beveva tutte quelle birre, e gli rifilava le sgridate del secolo da quando il papà se ne era andato a fare il giro del mondo con una gallina. Che non si capiva perché il papà doveva portarsi dietro una gallina, che è un animale stupido, ma valla a capire la mamma a volte. La mamma ce l’aveva anche con il cielo, diceva che è colpa sua di tutto, dell’infelicità, del papà che non c’è più, e allora basta ucciderlo, il cielo, così la mamma è felice e gioca con lui e non lo picchia più. Così lui prende la pistola, spara alle nuvole, la mamma cerca di strappargliela, e poi pam, la mamma è morta, somiglia a una bambola di pezza tutta molle. […]”

Questa autobiografia è - dunque - il resoconto della vita di Icaro dal momento in cui, all’età di soli 10 anni, viene portato in un istituto dove - finalmente - riesce a trovare degli amici e delle persone a cui affezionarsi.

Nonostante la drammaticità degli eventi narrati Gilles Paris, autore del romanzo, riesce a sdrammatizzare le situazioni più difficili raccontando con il linguaggio proprio dell’innocenza di un bimbo in tenera età: è Icaro stesso a condurre la storia narrando di come la sua vita subisce un drastico cambiamento dal momento in cui l’ufficiale Raymond lo porta all’istituto “alle Fontane” e di come presto imparerà ad apprezzare le visite settimanali dell’ufficiale.

Autobiografia di una zucchina” è un libro che vale assolutamente la pena di leggere perché è un libro che parla di bimbi ad un pubblico adulto, riuscendo a coinvolgere il lettore tra sorrisi e qualche momento di riflessione.

Autobiografia di una zucchina
Gilles Paris
Edizioni PIEMME