Mi chiedo perché sorrido sempre e solo del passato: fatti salvi gli innegabili, grossolani o banali, “errori” che - se solo potessi - rinnegherei senza scrupoli, ho l’impressione che rivivrei tutto daccapo, senza alcun cambiamento, molto volentieri; e tornerei bambino, peste quanto basta perché ogni idea fosse realizzabile/realizzata, senza vergogna, spesso irrequieto, sempre felice; tornerei studente part-time perché l’altra metà del tempo era davvero “candidamente” libera da ogni pensiero.
Sorrido al passato con una certa malinconia forse dovuta alla consapevolezza di poter solo guardare alle spalle e mai tornare sui miei passi. Ed è sempre confortante.

Mi chiedo perché il domani - invece - mi angustia anche se non ne so nulla; al di là dei buoni propositi (che non mancano mai) e delle speranze (illusive?), provo un senso di insoddisfazione preventivo che probabilmente deriva dall’eccessiva curiosità del dopo, o dall’incertezza di chi non è abituato a programmare niente.

Infine mi chiedo, nella mia immensa pigrizia, che cosa stia realmente aspettando.