The Storm Within
Winter Haze
voto: 8
Ho avuto la fortuna (e l’onore) di conoscere i Winter Haze ormai più di due anni fa, era esattamente il 26 maggio del 2007, i Winter Haze facevano parte della Bill del festival “Beautiful Voices” che si è svolto nelle colline della provincia pavese, in una giornata che ha riservato non poche sorprese ai partecipanti all’evento (per esempio una copiosa e discretamente dannosa grandine! nda). In quel giorno, osservando e ascoltando con interesse e per niente celato entusiasmo il loro show, ho scoperto che evidentemente in Italia c’è tanto talento, a volte basta girare l’angolo per trovarne eppure sembra che il music business troppo spesso dia retta a progetti che difficilmente hanno a che fare con quello che io intendo “musica“. In ogni caso, tralasciando le mie invettive, ho notato i Winter Haze e da quel giorno non ho smesso un attimo di seguire i loro lavori, ritenendo la band una tra le più interessanti del panorama (underground) italiano.
Finalmente l’inizio del 2009 vede la distribuzione del loro debut “The Stom Within” su scala nazionale ed internazionale, ammetto che aspettavo con impazienza di ascoltare e valutare attentamente il lavoro dei W.H. e posso affermare in tutta sincerità che hanno soddisfatto in pieno le mie aspettative.
Chiunque sia stato un lettore (magari anche poco attento) delle mie precedenti recensioni sa bene che sono tutt’altro che “accomodante”, a volte rischio di essere fin troppo critico, ma lo sono solo nel caso in cui conosco ed ammiro la creatività e le potenzialità di chi sto per recensire: mai come in questo caso dunque tutto quello che scriverò non può che esprimere in pieno la grande soddisfazione che mi ha dato ascoltare questo album.
Innanzi tutto il “prodotto musicale” è di sicuro impatto al primo ascolto: missaggio perfetto ed estremamente incisivo (i Finnvox studios, non per niente, hanno una certa fama da questo punto di vista!), i pezzi scorrono con arrangiamenti azzeccati e ottime idee ma soprattutto soluzione di continuità: a mio parere quest’ultimo è il punto debole della stragrande maggioranza delle band che si affacciano nel panorama musicale (e tutto sommato anche di quelle che sono affermate da un po’), le idee, magari anche estremamente valide, vengono “incollate” una all’altra senza davvero alcun senso, a volte anche con imbarazzanti momenti di silenzio che significano decisamente poco: i Winter Haze sono decisamente fuori da questa accozzaglia mediocre di presunti compositori, e questo rende merito a tutti i componenti della band visto che i pezzi sono composti praticamente da tutti i membri. Cosa voglio dire con questo? Che “The Storm Within” presenta già da subito i connotati della “maturità compositiva” che portano una band a poter fare sempre meglio e soprattutto a presentarsi al mondo con la consapevolezza dei propri mezzi.
Pezzi come Trail of The Wolf e Eyes To The Dawn (che aprono l’album) sono di ottimo impatto, arrangiamenti estremamente curati e in perfetta armonia con l’economia del pezzo, non appesantiscono e anzi, contribuiscono a dare fluidità e ascoltabilità ai pezzi. Si prosegue con un pezzo “storico”, Whte Witch, che già nel demo “Innocent Dream” aveva fatto capire in pieno le potenzialità compositive di Giorgia Marra, confermate perentoriamente anche nei pezzi Decostruction Of Mind, From Here To Eternity (probabilmente una delle più belle ballad scritte da una band italiana negli ultimi anni) e Innocent Dream. Completano l’album Darker World, Neverland e Unme mettendo un bel fiocco al pacchetto preparato dai Winter Haze per le orecchie fin troppo stanche di noi poveri disillusi dal panorama musicale degli ultimi anni. Una nota di merito va assolutamente alla strumentale Event Horizon, che esalta le doti di tutti i Winter Haze come musicisti: semplicemente 1′53″ di carica e frenesia che personalmente non ho potuto fare a meno di ascoltare con un sorriso a 48 denti dall’inizio alla fine, semplicemente strepitosa.
Ho totalmente evitato di citare termini che avrebbero potuto stuzzicare facili domande sul genere musicale dei Winter. Per tagliare corto e zittire subito chi ha per forza bisogno di un’etichetta per ascoltare un album dirò senza ombra di dubbio che i Winter Haze sono i Winter Haze e se avete voglia di classificarli per forza altrimenti non potrete dormire la notte, vi posso dire solamente che dovete andare a comprarvi il loro album e ascoltarlo per rendervi conto che la “classificazione” in questo caso si rende un processo estremamente complesso, poichè li reputo una delle band più originali nel panorama Metal delle band “più giovani” che conosca. Complimenti e ad maiora.