Santo’s Blog

Gobal Warning - Jon Oliva’s Pain

Aprile 5th, 2008 by Santo

Global WarningGLobal Warning
Jon Oliva’s Pain
Voto:
7,5

Per chi, tempo fa, avesse letto la mia recensione di “Maniacal Renderings“, precedente lavoro del Mountain King, questa recensione potrebbe sembrare una sorta di acclamazione a questo nuovo lavoro dei JOP. In realtà la mia vena estramemente critica non mi permette di andare oltre il 7,5 per svariati motivi: Ci sono tanti pezzi estremamente validi, ma probabilmente troppe idee poco “curate” per una produzione di questo livello; a mio parere il miglioramento rispetto a Maniacal Renderings è notevole ma siamo sempre ancora legati a sonorità che poco si sposano con la voce del nostro Jon Oliva.
La Title Track, primo pezzo del cd, è per 2/3 strumentale e per quanto sia apprezzabile l’idea di inserire finalmente un pezzo strumentale, dopo anni di “astinenza”, rimane un pezzo con tantissime idee valide ma senza alcuna soluzione di continuità, tutti i riff sono attaccati (anzi, non sono attaccati) senza una reale amalgama, non si va oltre al canovaccio Riff-pausa-altroRiff…e sinceramente mi sembra banale per uno come Jon Oliva che compositivamente ha veramente gli attributi fumanti.
Look At The World è un buon pezzo blueseggiante che perfettamente si sposa con il groove sviluppato dal piano di Jon. Adding the Cost è pura energia alla JOP, riff tagliente e ritmo forsennato, ottima miscela eslposiva, uno dei migliori pezzi dell’album. Before I Hang presenta ancora una struttura estremamente blues e si rivela un pezzo di sicuro impatto. Firefly e O to G, sono i pezzi emotivamente più belli dell’album, grande sentimento e ottimi arrangiamenti, compositivamente ineccepibile la prima e piena di passione la seconda, chiaramente dedicata all’amico scomparso “Super G”.
Master è decisamente un pezzo di sperimentazione a livello di sonorità e di arrangiamenti, sono chiarissime le influenze industrial che sono decisamente atipiche per tutto l’universo Jon Oliva, ma il tutto è confezionato con sapienza e il risultato è un pezzo dall’ottimo tiro. Walk Upon the Water è un’altro dei pochi pezzi che spiccano, ottimi arrangiamenti, molto simili al periodo di Handful Of Rain, sicuramente uno dei più ispirati della storia compositiva di Jon Oliva. You Never Know ricorda in modo inequivocabile The Fountain of Youth, del lontanissimo Power Of The Night, un po’ di nostalgia non fa mai male: Il resto dell’album non credo sia degno di essere mensionato perchè probabilmente finirei col decidere che il 7,5 è troppo alto per questo album, non c’è niente da fare, forse mi aspetto troppo dai Jon Oliva’s Pain, ma è innegabile: qualsiasi pezzo dei Savatage è di gran lunga superiore del miglior pezzo dei JOP. E’ triste da dire, ma è così. Comunque un ottimo album, ovviamente sono pronto ad assistere al concerto del 2 maggio al Fillmore. 7,5 meritato.

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